
Intendiamoci subito sul significato del termine cultura. Perché, se per cultura consideriamo la gestione del territorio, e della città, allora la riflessione porta a conclusioni non entusiasmanti. Dentro la città «storica», dal dopoguerra in avanti, la memoria, i colori, le forme, il calibro delle strade, le altimetrie, la tutela degli edifici e del sistema urbano ha visto danni irreparabili che, indirettamente, una bella mostra alla Fondazione Cassa di Risparmio (Parma: immagini della città dal Ducato all’Unità d’Italia, conclusa a febbraio) ha rammentato. Che ne è di Via Mazzini, che ne è del sistema Pilotta collegato a quello del Petitot e del Bettoli, che ne è dell’area storica medievale e poi verdiana presso la stazione ferroviaria? Per non parlare adesso, davanti alle penose vicende del Comune, di un paio di ponti discutibili, di una pianificazione urbanistica a nord dissolta e di troppo altro. Per la provincia stiamo meglio anche se, in alcuni grossi centri, come Borgotaro e Berceto, ma non solo, alcune effrazioni del sistema urbano sono irrimediabili.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)