
Roma. Dopo 10 anni dall’intesa firmata tra ministero dell’Economia e Comune di Roma, le torri di vetro e travertino che Renzo Piano ha progettato per l’Eur non si faranno.
Il consorzio pubblico privato Alfiere spa che avrebbe dovuto seguire la realizzazione del complesso, costituito da Fintecna (50% a capitale completamente pubblico), Immobiliare Lombarda-Ligresti, Lamaro-Toti, Fimit, Maire-Amato, Astrim-Marchini ed Eurospazio-Armellini (per il restante 50%), ha infatti perso i suoi investitori privati, abbandonando Fintecna che da sola non può disporre dei capitali necessari alla realizzazione di un’opera da 10.000 euro al metro quadro di costo.
Il complesso, 11 piani trasparenti con appartamenti, aree commerciali e uffici più giardino d’inverno e orto botanico, è inserito nel piano di valorizzazione dell’area che comprende anche la «Nuvola», il centro congressi di Massimiliano e Doriana Fuksas in via di completamento, e avrebbe dovuto sorgere al posto degli edifici che furono sede del ministero delle Finanze.
Si affaccia quindi adesso l’ipotesi di recuperare il complesso delle Torri di Ligini (contro la cui demolizione nel 2006 anche la Fondazione Bruno Zevi aveva fatto un appello al Comune di Roma).