Il 13 aprile si è svolta, presso la Cité de l’architecture & du patrimoinedi Parigi, la cerimonia per la sesta edizione del Global Award for sustainable architecture che ha visto premiati cinque architetti da tutto il mondo: Salma Samar Damluji (1954), fondatrice della Dawa’an Mud Brick Architecture Foundation, attiva nelle regioni dello Yemen per sostenere lo sviluppo ambientale e architettonico; Philippe Madec (1954), «ecologista» francese, teorico delle relazioni tra architettura e natura secondo la sua filosofia del «far proprie le criticità regionali prima di iniziare lo sviluppo sostenibile»; Anne Feenstra (1967), fondatore degli studi Afir (in Afghanistan) e Arch i (in India), promotore della slow architecture; Suriya Umpansiriratana (1969), thailandese, impegnato nella realizzazione del monastero Wat Khao Buddhakodom secondo i principi di sintesi del buddismo e dell’ecologia di Payutto; infine Tyin Tegnestue, studio fondato nel 2008 dai norvegesi Andreas Gjersten e Yashar Hanstad, coinvolto in progetti di architetture per l’emergenza in aree come Uganda e Sumatra.