Milano. Che Design Week e FuoriSalone necessitassero di una rinnovata sintonia con le trasformazioni in atto in economia, società e cultura era stato da tempo e da più parti evidenziato; lo scopo era di iniziare a discutere, al di fuori della talvolta stucchevole messa in scena della «retorica» del design italiano, delle non facili condizioni «reali» di impresa, progetto e consumo contemporanei.
Certo il Salone del Mobile è innanzitutto business e comunicazione, ma può fornire utili opportunità per comprendere e affrontare in modo profondo e serio lo stato dell’arte del design. A cominciare dalle implicazioni economiche, sociali e produttive connesse con i radicali cambiamenti dei sistemi tecnologici, dell’informazione, dell’energia (di recente etichettati da Jeremy Rifkin come «terza rivoluzione industriale»). Complice forse il forzoso cambio di registro politico del nostro paese (con il quale, è stato scritto, si sono finalmente conclusi gli anni ottanta) anche per la settimana milanese sembrano allora mutate parole e necessità, come confermano fra l’altro le numerose inedite iniziative culturali. Una proliferazione diffusa che supera e mette in discussione canali e «luoghi» canonici, secondo un modello «laterale» e a rete, in grado di contagiare per davvero l’intera città. A fianco di Tortona, in fase di positivo ripensamento, si conferma zona Ventura-Lambrate, che punta sull’innovazione e sulle Università, e assume nuova rilevanza il museo della Scienza e tecnica, attorno a Tom Dixon e alla mostra «Most».
Per la prima volta arriva un «fuori Milano»: all’Archivio Giovanni Sacchi, a Sesto San Giovanni, si presentano oltre quaranta designer sperimentatori e/o autoproduttori. Alle proposte progettuali di Salone e Satellite - molte delle quali indagano direzioni «altre» per design, produzione e mercato - si affiancano occasioni di riflessione, addirittura nel corso del giorno, un tempo sovranamente dedicato agli affari in Fiera. Come ha fatto Vitra Design Museum organizzando, presenti importanti designer internazionali, il convegno «Never mind the Mainstream. About Industry and Experiment in Design»(pomeriggio del 18, Triennale), oppure Interni con le conferenze «Be Open. Creative think tank»(mattinate del 17-18-19, Università Statale).
Una proposta alternativa, condotta da giovani progettisti: «Methods Bar Camp» (pomeriggio del 18, zona Lambrate), «nonconferenza collaborativa» per condividere esperienze sui processi di trasformazione human design oriented.
Sempre in Triennale è allestita la mostra sulla grafica italiana e all’Ordine degli Architetti un’esposizione dedicata a Gio Ponti (dopo quella dello scorso anno su Giulio Minoletti). Indagine e comprensione approfondite dell’identità storica e contemporanea del design (difficoltà comprese) paiono infatti sempre più necessarie per affrontare presente e futuri possibili.