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Il Triennale Design Museum rende giustizia alla grafica italiana

Da domani la quinta edizione, a cura di Giorgio Camuffo, Mario Piazza, Carlo Vinti; allestimento di Fabio Novembre

milano. La grafica rappresenta un capitolo fondamentale della storia del design italiano, per molto tempo al centro della cultura visiva del nostro paese. Dopo alcuni anni di oblio progettuale e produttivo, gli ultimi dieci anni sono stati importanti per recuperare, anche a livello internazionale, prestigio ma soprattutto una condivisa cultura del progetto comunicativo.
Dopo iniziative associative e sociali come Good50x70, il Ministero della grafica, Posterheroes, o le due mostre Spaghetti grafica e Graphic Design Worlds, il Triennale Design Museum presenta TDM5: grafica italiana, titolo della quinta edizione interamente dedicata a una disciplina spesso considerata minore, per restituirle la giusta autonomia, soprattutto in un periodo in cui anche la formazione, la ricerca e soprattutto la professione sono particolarmente attivi in progetti di alto interesse.
Oltrepassando il ponte in bambù di Michele De Lucchi, veniamo accolti dal racconto, sotto forma di citazioni, di quelle che possono essere definite le radici culturali e gli artefatti del graphic design italiano. Il percorso si snoda a partire dal secondo dopoguerra: la fase della ricostruzione e del boom economico rappresenta il cuore della mostra, con accenni agli anni trenta, collegamenti con il razionalismo e talvolta proponendo progetti più recenti. Il focus è quello più consolidato e storicizzato, non troviamo il racconto del processo produttivo del prodotto grafico, ma una prima sezione del museo è dedicata all’importante ruolo dell’industria tipografica. L’ultima parte della mostra propone i primi progetti di video e alcune forme brevi di audiovisivi, qualche accenno alla grafica delle sigle televisive e dei film, in particolare quelle meno note con l’intento di far conoscere il lavoro di personaggi, non propriamente grafici, ma con progetti di interesse tale da innovare la disciplina.
L’ordinamento scelto dai tre curatori (Giorgio Camuffo, Mario Piazza, Carlo Vinti) si articola per linee tipologiche e per aree di intervento, andando a configurare una mappa dei lavori più significativi: tipi, libri, periodici, politica e pubblica utilità, pubblicità, imballaggi, identità visive, segnali, film, oggetti grafici. Un approccio nuovo per il Triennale Design Museum, in quanto in questa edizione i curatori non hanno dovuto interpretare un tema ma si sono occupati di presentare il materiale a disposizione secondo un ordine filologico volto a spiegare la disciplina.
I materiali restituiscono uno sguardo diretto sul lavoro dei grafici e su quanto la comunicazione abbia saputo partecipare in maniera attiva, spesso intrecciando rapporti stretti con le avanguardie e le neoavanguardie, ai movimenti politici e in generale alle vicende del paese, o portando al successo prodotti e aziende italiane.
La mostra affronta, infatti, anche il rapporto tra la grafica e il design di prodotto, anche per analizzare quei progetti, qui definiti oggetti grafici, realizzati da grafici che hanno sperimentato talvolta la progettazione di un oggetto. Richard Collins, nel catalogo della mostra, puntualizza il rapporto dei grafici italiani con l’International Style o con la pittura internazionale, per definire il rapporto tra il lavoro italiano e i grafici provenienti, fin dagli anni trenta, da paesi esteri, la Svizzera per esempio.
Va, infine, citato il fatto che in molti casi i progetti esposti non sono provenienti dai cosiddetti giacimenti della Triennale ma sono acquisiti da aziende o studi professionali; questa edizione è così diventata un’occasione per il museo per ampliare la propria collezione. Fino al 24 febbraio 2013.

di Paolo Tamborrini, edizione online, 13 aprile 2012


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