
Firenze. Metropolis si ritira dall’intervento di recupero della Manifattura Tabacchi: una mossa che chiude il primo atto di un’epica che va avanti da sette anni tra procedure urbanistiche e proposte progettuali a diversa capacità edificatoria e cioè, da 100 a 90 mila mq circa di nuova costruzione. Metropolis, il Gruppo composto da Baldassini Tognozzi Pontello, Consorzio Etruria e Salvatore Ligresti tramite Fondiaria-Sai e Camera di Commercio, ha dichiarato il suo disinteresse a procedere nell’operazione per sopraggiunte difficoltà economiche. Si parla di 65 milioni di debiti che hanno portato la Società al collasso con Btp e Consorzio Etruria in stato di concordato preventivo. Fintecna, la Finanziaria controllata dal Ministero del Tesoro e proprietaria del 50% delle quote di Manifattura Tabacchi, dovrà quindi trovare un altro partner disposto al subentro.
Il procedimento di Variante Urbanistica per rendere l’area più appetibile all’ingresso di capitali privati è, come afferma l’Assessore all’Urbanistica Elisabetta Meucci, «a buon punto e in attesa del parere della Soprintendenza per riuscire a completare la Valutazione Integrata Strategica (Vas), strumentale alla conclusione degli atti». D’altro canto, la Soprintendente Alessandra Marino, in sintonia con il parere del Comitato Tecnico Scientifico del Ministero dei Beni Culturali, valuta il progetto presentato non compatibile con lo skyline di Firenze e sebbene disposta ad autorizzare la demolizione dei magazzini degli anni Cinquanta, chiede di preservare quelli degli anni Trenta, tra cui circa 18 edifici, progettati da Pier Luigi Nervi.
Ed infine il progetto, redatto dallo studio 5+1AA che propone la realizzazione di due torri alte 70 metri (già ridimensionate a 60), giustificabili con la ridotta occupazione di sedime e quindi con la maggiore potenzialità di articolare lo spazio pubblico con attraversamenti ed una piazza che apriranno la ‘storica fortezza’ al quartiere. Trattasi di un’area che si estende per 6 ettari, su cui insistono 15 fabbricati, per un totale di oltre mezzo milione di metri cubi edificabili. Una vera e propria cittadella che inizialmente doveva essere trasformata in una sorta di quartier generale del Comune con il trasferimento di istituzioni come l’Opificio delle pietre dure, la Biblioteca Nazionale, l’Archivio di Stato, la Soprintendenza Archeologica, il Gabinetto Viesseux, la Mediateca Regionale. Una proposta che oggi, alla luce della dichiarata assenza di risorse pubbliche, sembra tanto improbabile quanto quella di due grattacieli all’interno di un quartiere già saturo e densamente popolato.
Gli attori sono i capisaldi dell’edilizia e cioè Comune, Soprintendenza e imprenditoria privata. Ognuno con la sua storia da raccontare. Ognuno con un sogno diverso da realizzare. Protagonisti che ancora oggi non hanno trovato né tempi né logiche attuative in grado di consentire un dialogo rapido ed operativo. A questo già difficile dialogo si aggiunge la voce del Comitato di Quartiere che si esprime con uno spirito ideologico, degno di altri tempi.
Bisogna ripensare le funzioni e le attività all’interno della «cittadella», tenendo conto che nel raggio di 2 Km si ipotizza il nuovo insediamento residenziale della Leopolda, la futura Mercafir con la sua offerta di intrattenimento sportivo e che, è stato appena inaugurato, il centro del San Donato con i suoi multisala, palestre ed ipermercati. Cosa altro può realisticamente assorbire quest’area di città, polmone tra il centro storico e la periferia speculativa di nord est?
La carta vincente della Manifattura Tabacchi è la contiguità con il parco delle Cascine che l’Amministrazione vuole rigenerare dopo anni di imperdonabile abbandono e degrado. Per quest’area e per le molte in attesa, definite i «buchi neri» della città, si auspica un futuro come satelliti di una nuova smart city, dove la sostenibilità della residenza e del terziario si unisce a nuove attività aggregative che non siano più la cultura istituzionale né lo svago commerciale. Bisogna immaginare visioni urbane inedite e, soprattutto, cominciare a scrivere nuovi protocolli di partenariato pubblico-privato che non possono più seguire i non più attuali né attuabili rapporti che hanno caratterizzato il nostro inquietante passato.