
Partire è un po' morire... Niente affatto, a giudicare dalle esperienze professionali accumulate dai nostri connazionali all'estero. E che, nella maggior parte dei casi, di tornare non hanno proprio intenzione. Lo si è dedotto dal simposio di ieri a Castelvetrano, durante la seconda giornata di “Architects meet in Selinunte”, nonché dalla bella mostra (la migliore, insieme a quella retrospettiva su Vittorio Giorgini, di tutto il diluvio di esposizioni che ha accompagnato l'incontro organizzato dall'Aiac) che dà il titolo all'intero meeting (“Partire, tornare, restare”). Nella Collegiata dei SS. Pietro e Paolo (straordinaria aula unica barocca sconsacrata al primo piano di un palazzo federiciano), su un rude tavolato di 15 x 2 metri, 45 valigie, trolley, pacchi, casse, borse o scatole inviate da altrettanti studi italiani operanti all'estero, individuati dal curatore Diego Barbarelli secondo l'ormai collaudato sistema di scouting messo in atto da Luigi Prestinenza Puglisi e dalla sua squadra dell'Aiac, contenevano un portfolio e alcuni oggetti che descrivono la loro condizione di lavoratori migranti. Una sorta di mini autobiografia professionale per immagini, oggetti, libri, dischi ecc, a metà tra l'autopromozione e il racconto privato. Nella maggior parte dei casi (tranne alcuni, in genere quelli già più “arrivati”, che si sono limitati a inviare, con autosufficienza snob, un mirabolante portfolio), il risultato è poetico, affascinante e intrigante: anche per un pubblico di non addetti ai lavori, ragion per cui è auspicabile che alla mostra sia data ampia visibilità e che diventi itinerante. Da Francia (12), Spagna (7) e Portogallo (6) arrivano le esperienze architettoniche più mature; seguono, nella graduatoria per nazioni, Austria e Olanda (4), Gran Bretagna (3), Stati Uniti (2), Australia, Bahrain, Cina, Colombia e Corea del Nord (1). E francese è il vincitore di uno dei Premi nazionali Selinunte (individuati da una giuria composta da Antonella Greco, Orazio Carpenzano, Massimo Locci, Valerio Paolo Mosco, Francesco Pagliari e da chi scrive): Atelier Tarabusi. Il lavoro dello studio aperto a Parigi dal genovese Paolo Tarabusi negli anni novanta dice di un curriculum costruito soprattutto sull'housing e sull'affermazione in vari concorsi. Il Premio internazionale Selinunte è stato invece assegnato dall'organizzazione a Massimiliano Fuksas che, assente la moglie Doriana, ieri sera in occasione del conferimento ha tenuto una conferenza al teatro Selinus (non entusiasmante e dal sapore molto déjà vu; per la serie: “guardate quanto sono bravo e quanto sono brave le maestranze italiane quando realizzano i miei progetti”). Arrivederci al prossimo anno!