
Montpellier (Francia). Poche settimane fa, il giornalista Seth Sherwood, nelle pagine viaggio del «New York Times», includeva Montpellier tra i 45 posti nel mondo da visitare nel 2012: una forma di riconoscimento internazionale che viene a confermare 30 anni di grandi imprese urbanistiche e architettoniche per una città media, il cui sogno è sempre stato di diventare una specie di Barcellona (o Valencia al limite) alla francese. Sotto la guida del suo sindaco socialista Georges Frêche e del suo assessore alla urbanistica Raymond Dugrand, Montpellier, una delle città francesi con la crescita demografica più forte sin dagli anni sessanta (è passata da 95.000 abitanti a più di 250.000 o addirittura 400.000 con le sue periferie), ha cercato, usando gli strumenti di pianificazione alla francese quali il Pos (Piano di occupazione dei suoli) e la Zac (Zona di urbanizzazione negoziata, con le quali i comuni possono costituirsi grandi riserve fondiarie) di orientare lo sviluppo urbano verso il mare, e non più a macchia d’olio verso l’entroterra.
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