Anche la rivista francese «d’architectures», nel numero di dicembre (205), ha compilato la graduatoria sugli studi più importanti del paese secondo il fatturato 2010. E, con le dovute proporzioni dettate dai confini nazionali, i risultati sono in controtendenza rispetto a «Building Design». Ai vertici del ranking, che ne mette in ordine 212, non troviamo infatti società, più o meno anonime ma con grandi giri d’affari e impersonali progetti, ma due premi Pritzker: Renzo Piano, l’architetto italiano più conosciuto al mondo, il cui studio parigino è importante quanto la base genovese (con 45,785 milioni di fatturato), e il francese Jean Nouvel (studio a Parigi e 39,465 milioni). Seguono, nelle prime dieci posizioni con cifre comprese tra 37,329 e 13,519 milioni, Arep (gruppo parigino impegnato nel progetto della stazione torinese di Porta Susa prossima al completamento), Groupe 6 (con base a Grenoble), Aia Atelier de la Rize (Lione), Valode & Pistre (Parigi), Wilmotte & Associés (Parigi), Chabanne & Partenaires (Lione), Scau (Parigi) e Architecture Studio (Parigi). Interessante è la finestra aperta sull’indagine 2011 del triennale rapporto dell’Osservatorio del Conseil national d’Ordre des Architectes (Cnoa), secondo cui la situazione non sarebbe percentualmente troppo dissimile rispetto all’Italia: il 60% degli architetti lavora infatti da solo, tendenza accentuata dalla crisi, e solo il 12% del totale dichiara fatturati annui superiori ai 500.000 euro. La differenza starebbe quindi solo nel numero?