
Bolzano. «Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze»: la frase di Paul Valéry si presta, al di là delle consunte e, grazie al cielo, poco attuali bandiere etniche, a sintetizzare la prosperità dell’Alto Adige e della sua scena architettonica, nuovamente in mostra a Merano («Architetture recenti in Alto Adige 2006-2012», fino al 6 maggio presso Merano Arte). Sono trascorsi sei anni dal precedente appuntamento. Nel frattempo, le architetture sudtirolesi, salutate allora come sorprese rilevanti, si sono trasformate in realtà riconosciute. In Italia e all’estero. Quantità e qualità del costruito nel breve intervallo di sei anni richiedono una riflessione. Molto opportunamente, oggi, una nuova esposizione s’interroga e cerca di fare il punto a proposito di tanti concreti accadimenti successivi, attraverso la proposta di chiavi di lettura diverse, a detta dei curatori (Flavio Albanese con Fondazione Architettura Alto Adige e Südtiroler Künstlerbund (unione artisti altoatesini), «più attente a privilegiare le ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)