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Spazi pubblici «illuminati»

L’illuminazione ha un ruolo primario nel definire le condizioni di abitabilità e fruizione, nell’attivare o inibire le attività, l’aggregazione, lo scambio interpersonale. È sufficiente una semplice macchia di luce per creare dei limiti spaziali e, con questi, la funzione e l’identità degli individui che ne fanno parte, nonché la loro coesione. Poiché per la percezione visiva ogni stimolo fisico è uno stimolo luminoso, è facile comprendere come l’illuminazione sia un fattore determinante nell’accettazione e identificazione di uno spazio. Con il suo essere indicatore, la luce svolge la funzione di richiamo e invito, con grande vantaggio sulla frequentazione dei luoghi: un luogo frequentato è più difficilmente degradato e a rischio di atti vandalici e criminosi. Non si tratta semplicemente di rischiarare le zone maggiormente a rischio né di illuminare a giorno l’intera volumetria ma, al contrario, di garantire la messa in rilievo del contesto fisico, al fine di dare informazioni precise sull’assetto spaziale, riferimenti chiari e inequivocabili per permettere di decodificare l’ambiente.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Donatella Ravizza, da Il Giornale dell'Architettura numero 103, marzo 2012


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