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Ecco che cosa ho imparato da tre grandi opere pubbliche

Paolo Desideri colloquia con Carlo Olmo sulle scelte progettuali e i cantieri di Firenze, Roma e Reggio Calabria

Paolo Desideri

La prima osservazione da storico dell’architettura riguarda il linguaggio. Tra la stazione Tiburtina, l’auditorium di Firenze e il museo di Reggio Calabria c’è una strana differenza di linguaggi: questo è dovuto alle situazioni, a una sua scelta o alla committenza?Credo poco al linguaggio come forma a se stante e personalmente mi sforzo di lavorare in una direzione in cui la forma e la creatività sono finalizzate al problem solving e non al problem adding, cioè non credo esista nell’architettura contemporanea una legittimità della forma e della creatività aprioristica, fuori dai problemi contestuali.Se questo è chiarissimo a Firenze e a Reggio Calabria, invece a Roma ho scorto alcuni momenti di creatività quasi pura, simile ai disegni fumettistici degli anni sessanta, ed è questo che mi ha colpito molto.Ritengo che tutti e tre i progetti discendano dallo stesso Dna. La creatività serve a risolvere i problemi ed è alla base del progetto della Tiburtina, dove la ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Carlo Olmo, da Il Giornale dell'Architettura numero 101, gennaio 2012


  • Interno della piastra sospesa della stazione di Roma Tiburtina durante il cantiere. ©STUDIO MAGGI /MORENO MAGGI

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