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La Biennale di Chipperfield: «Common Ground»

Annunciato alle 13:30 il tema della 13. Biennale di Architettura

Il titolo («punto d’incontro, terreno comune») voglio che celebri una cultura dell’architettura vitale, tutt’altro che isolata, e che ponga domande sui contesti fisici e intellettuali cui afferisce. Il titolo funge anche da metafora per il campo di attività dell’architettura: mi interessa tutto ciò che gli architetti condividono, dalle condizioni della professione alle influenze, alle collaborazioni, alle storie e alle affinità che definiscono e contestualizzano il nostro lavoro. Intendo approfittare dell’opportunità della Biennale per rinsaldare la nostra comprensione della cultura dell’architettura e per mettere in evidenza le continuità filosofiche e pratiche che la definiscono.
Il titolo è anche un forte riferimento al terreno tra gli edifici, gli spazi della città. Voglio che i progetti della Biennale esaminino con serietà gli ambiti politici, sociali e pubblici di cui l’architettura fa parte. Il tema non deve perdersi in una giungla di speculazioni sociologiche, psicologiche o artistiche, ma approfondire la comprensione del contributo specifico dato dal progetto alla definizione degli ambiti urbani in cui vive la comunità. È un intenzionale atto di resistenza nei confronti dell’immagine dell’architettura diffusa da buona parte dei mezzi d’informazione odierni, ovvero di progetti che nascono già interamente formati dalla mente dei singoli talenti. M’interessa sottolineare il fatto che l’architettura non è un fatto isolato, nè dal punto di vista intellettuale né pratico, e che affronta preoccupazioni, influenze e intenzioni comuni.
Il mio metodo di selezione degli architetti partecipanti intende rafforzare il tema mettendo al centro della Biennale la collaborazione e il dialogo che, a mio avviso, rappresentano il cuore dell’architettura. Inviteremo i partecipanti a fare proposte per le mostre e le installazioni, ma chiederemo loro anche di proporre i collaboratori con cui vogliono lavorare. In questo modo, l’iniziale selezione fatta dal gruppo di curatori sarà arricchita da un’ulteriore serie di rapporti avviati dagli architetti selezionati. La speranza è che i dialoghi fra i vari architetti superino i confini di età, stile, geografia e disciplina. Potrebbero inoltre individuare il ruolo cruciale di altri soggetti della cultura dell’architettura: media, istituti di ricerca, facoltà, editori, gallerie, fondazioni e così via. Mi auguro che venga sfruttato ogni mezzo a disposizione per raccontare storie sul terreno comune della professione e della città.
Non intendo fare né una selezione esclusiva di progetti sulla base di gusti e pregiudizi, né una mostra inclusiva in maniera acritica. Vorremmo dare ai partecipanti l’opportunità di spiegare il proprio lavoro all’interno del più ampio contesto della professione, non solo per dimostrare il loro talento, ma anche per unire le nostre forze nel definire ambizioni e responsabilità.
Appuntamendo dal 29 agosto al 25 novembre 2012 ai Giardini e all’Arsenale (vernice 27 e 28 agosto 2012).

English version


The theme of the 13th architecture biennale will be Common Ground. I want this biennale to celebrate a vital, interconnected architectural culture, and pose questions about the intellectual and physical territories that it shares. In the methods of selection of participants, my biennale will encourage the collaboration and dialogue that I believe is at the heart of architecture, and the title will also serve as a metaphor for architecture's field of activity.
I am interested in the things that architects share in common, from the conditions of the practice of architecture to the influences, collaborations, histories and affinities that frame and contextualise our work. I want to take the opportunity of the Biennale to reinforce our understanding of architectural culture, and to emphasise the philosophical and practical continuities that define it.
The title ‘Common Ground’ also has a strong connotation of the ground between buildings, the spaces of the city. I want projects in the Biennale to look seriously at the meanings of the spaces made by buildings: the political, social, and public realms of which architecture is a part. I do not want to lose the subject of architecture in a morass of sociological, psychological or artistic speculation, but to try to develop the understanding of the distinct contribution that architecture can make in defining the common ground of the city.
This theme is a deliberate act of resistance towards the image of architecture propagated in much of today's media of projects springing fully formed from the minds of individual talents. I wish to promote the fact that architecture is internally connected, intellectually and practically, sharing common concerns, influences and intentions.
My method of selecting architects will reinforce the theme by making collaboration and dialogue fundamental to the Biennale. We will invite contributors to make a proposals for exhibits or installations but also ask them to propose others they want to collaborate with. In this way, the initial selection by the curatorial team is complemented by a further series of relationships initiated by selected architects.
The proposed dialogues will hopefully cross boundaries of age, style, geography and discipline. They also might identify the critical roles of other parts of architectural culture: the media, research institutions, schools, publishers, galleries, foundations and so on. The results, I hope, will use every available medium to tell stories about the common ground of the profession, and of the city.
My intention is to make neither an exclusive selection of projects on the basis of prejudice and taste, nor an uncritically inclusive exhibition. We wish to give the participants an opportunity to explain work within the wider context of architectural practice, not only as a demonstration of their own talent, but also to unite us in defining our ambitions and responsibilities.

di David Chipperfield, edizione online, 17 gennaio 2012


  • ©La Biennale di Venezia
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