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Letture per capire come muta la città

Concluso a Padova il convegno internazionale, resta aperta la mostra

Si è concluso giovedì il convegno internazionale "La città mutante: Barcelona, Veneto centrale, Monaco, Randstad a confronto" (curato da Margherita Petranzan e Davide Ruzzon e svoltosi a Padova presso il Centro culturale San Gaetano). Nei tre giorni di incontri si sono ascoltate sia alcune figure istituzionali locali, nonché altre rappresentanti del mondo produttivo e figure accademiche, con riflessioni che si sono addensate, come venti attorno all’occhio del ciclone, attorno ad un vuoto: quello lasciato dalla mancanza della Regione Veneto.
Preso atto che la struttura insediativa della regione si è ulteriormente consolidata sullo scheletro disegnato all’epoca dell’impero romano, e che gli elementi atipici in questo sono le infrastrutture contemporanee – punto sul quale, è stato ricordato, l’attuale piano territoriale regionale di coordinamento fonda il suo progetto di sviluppo – si è giunti giocoforza all’accettazione dello stato di fatto. Dopo una visione negativa che ha attraversato i decenni a cavallo del passaggio del secolo, la consapevolezza dell’ineluttabilità dello stato delle cose sta modificando la percezione della città diffusa. E se in altri casi europei (dove il 40% della popolazione abita nella città diffusa) la diffusione è stata voluta e quindi si è programmato la dispersione coadiuvandola con la costruzione di reti infrastrutturali tali da permettere di centrare l’obiettivo dell' “abitare ovunque e lavorare ovunque”, nel Veneto, e in altre regioni, come è noto è successo il contrario: lo sviluppo economico ha trascinato la diffusione urbana, portando alla condizione attuale.
Come modificare questo indirizzo ? Dopo aver ascoltato i racconti di Victor Tenez (consulente dell’Assessorato all’Ambiente e Edilizia della Generalita de Catalunya e Coordinatore di Urbanistica dell’Area Metropolitana di Barcellona), di Elisabeth Merk (assessore all’urbanistica della città di Monaco), di Bart Fink (direttore del National Spatial Planning per il Ministero delle Infrastrutture e dell’Ambiente in Olanda), che per l’ennesima volta ci hanno illustrato come la pianificazione di un’area vasta possa, nel bene e nel male, certo, contribuire ad una modellazione ragionata del paesaggio, una possibile strada sembra essere quella della modifica della governance. Molti sono d’accordo sul fatto che per realizzare la modifica si deve passare attraverso la creazione di aree metropolitane e l’accorpamento delle piccole municipalità in una sorta di assetto federale, abolendo le province; ciò che allontana i punti di vista è la strada da seguire.
Per Massimo Cacciari, sindaco di Venezia tra il 1993 e il 2000, si deve dapprima modificare l’istituzione, a partire da una élite politica, e a cascata quindi la modalità di gestione. Questo non tiene conto della possibilità di riscatto da parte del progetto, come ricorda Bernardo Secchi, partendo dall’assunto che il progetto denso, carico, condiviso dagli attori che giocano nei campi imprenditoriali, economici, sociali, possa portare alla modifica dell’istituzione, nonché della presenza dei soggetti dell’operosità, come li chiama Aldo Bonomi, attivi nella costruzione delle comunità di cura che possano allontanare i rancori, verso una modifica dello status quo.
L’immaginazione poi gioca un ruolo attivo nella concezione di progetti che partendo dallo status quo contribuiscano a costruire l’idea che un Veneto diverso sia possibile. Ne è prova la mostra Il progetto dell’isotropia (a cura di Bernardo Secchi e Paola Viganò, aperta fino al 15 luglio sempre presso il San Gaetano) che raccoglie una serie di proposte che si misurano con un utilizzo diverso della rete delle acque, di quella stradale e delle concentrazioni industriali, che cominciano ad essere parzialmente abbandonate, progetti che immaginano ricostruzioni di ambiti naturali per compensare gli effetti dell’antropizzazione, per restituire qualità naturale alla grande spugna urbana disseminata nelle provincie venete. Sicuramente di importanza fondante, nell’ambito del laboratorio volto allo studio di un nuovo percorso, sta il concetto della costruzione delle relazioni, tra le figure coinvolte e nella pianificazione e nell’uso del territorio.
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di Julian W. Adda, edizione online, 20 giugno 2011


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