Le discussioni che hanno accompagnato la presentazione pubblica delle inchieste, dedicate da questo Giornale nei precedenti due numeri a Milano e Firenze, sono state occasione di riflessione circa lo stato della «questione urbana», tra molte analogie e poche (ma sostanziali) differenze. Tra le seconde, soprattutto la «febbre edilizia» del capoluogo lombardo, contrapposta ai veti incrociati e agli scontri interni («tra guelfi bianchi e guelfi neri») che paralizzano il capoluogo toscano.Due le analogie particolarmente significative. Diversi interventi hanno sottolineato come l’idea di città (e di spazio pubblico) non possa essere affidata solo alla vision, alla mission: anglicismi che vanno tanto di moda ma che spesso nascondono povertà di contenuti esplicitati attraverso slogan («la città inclusiva», «i volumi zero», ecc.). I vari piani dovrebbero essere anche in grado di disegnare lo spazio, saper dare forma ai vuoti, alle infrastrutture. Insomma, la frontiera della cosiddetta urbanistica di recente generazione, ...
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