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Anche il design Made in Italy adesso ha il suo outlet: il primo apre domani a Santhià

I nuovi modelli distributivi del design d’alta gamma secondo Mario Esposito, artefice dell’operazione DO.it

L’unione fa la forza. E in un momento di crisi economica globale il proverbio ha dimostrato di funzionare anche per il design italiano d’alta gamma. Basti pensare al fortunato sodalizio che ha portato alla fondazione del Gruppo Poltrona Frau nei primi anni Duemila. Qualcosa di analogo sta oggi succedendo anche per la distribuzione.
Che il settore dell’arredo italiano soffrisse, a tutti i livelli, di un evidente ritardo nei format distributivi e quanto, d’altro canto, la distribuzione sia ormai diventata elemento centrale per le strategie d’impresa, sono opinioni condivise.
«In Italia c’è una distonia netta tra produzione e distribuzione», commenta Mario Esposito, presidente della società riminese Retailinprogress e padre dell’iniziativa DO.it (Design outlet italiano), lanciata lo scorso novembre e ora giunta al primo importante traguardo. Aprirà a fine aprile in provincia di Teramo, sulla Riviera adriatica, il primo mall della catena, un centro interamente dedicato al design italiano con 20.000 mq di punti vendita (circa 60 negozi monomarca e uno spazio multibrand, per un totale di 100 marchi) nei quali si acquisteranno mobili, complementi d’arredo, componentistica, prodotti nei settori illuminazione, bagno, tavola, casalinghi.
La formula riunisce gli ingredienti base dei più canonici Factory Outlet Centres (Foc) dell’abbigliamento e degli accessori per la casa importati in Italia per la prima volta negli anni duemila: una superficie totale di 100.000 mq circa, una posizione strategica a livello territoriale, un’offerta merceologica specializzata, numerosi negozi racchiusi in un’unica piazza, brand di livello medio-alto, prezzi vantaggiosi, un’organizzazione dell’entertainment dell’area. Tuttavia, a questi, si aggiungono elementi d’innovazione che fanno di questo esperimento un esempio unico. Innanzi tutto, i contenuti: «Con Do.it», spiega Esposito, «desideriamo mettere a disposizione della clientela un grande centro totalmente dedicato al settore. La strategia prevede la scelta di brand medio-alti rigorosamente italiani, con elevati contenuti di design e un attento controllo sulle produzioni. Nessun marchio commerciale, né distribuito dai canali low-cost». Una conferma di quanto, anche nel settore dell’arredo italiano, il prodotto sia ormai integrato alla marca. Seppure ci sia ancora riserbo sui nomi delle aziende che parteciperanno, Esposito assicura che «l’operazione garantirà visibilità e accessibilità anche a quelle realtà che presentano un rapporto qualità prezzo vantaggioso, ma che sono ancora poco conosciute». Anche la logica dei servizi connessi è interessante ed evoluta: «Una società esterna», continua Esposito, «si occuperà della logistica. Il cliente, una volta individuato l’articolo di suo gradimento, lo acquista e può rivolgersi a questo centro servizi per concordare montaggio e consegna in tutta Europa. Poi abbiamo un centro di progettazione dove un gruppo di professionisti fornisce un servizio personalizzato ai clienti».
Per quel che concerne l’impianto architettonico e urbanistico, i centri abbandonano la logica formale del village style: non più Rome in miniatura o Disneyland dello shopping, ma grandi contenitori griffati. Le sedi DO.it che apriranno nel 2014 saranno firmate da Tobia Scarpa; mentre questo primo complesso, pur non griffato, presenterà, secondo Esposito, «un’estetica e un’architettura in linea con il progetto: materiali e finiture pregiate con ampio uso di acciaio e vetro». «Vere e proprie strutture avveniristiche, per offrire al pubblico un percorso emozionale di grande impatto», recita la brochure di presentazione dell’iniziativa, seppure, a nostro avviso, nella logica del consumatore (sia esso un privato o un professionista), la shopping experience dell’outlet è guidata, in primis, dall’accessibilità ai beni di lusso.
Viene naturale domandarsi, infine, che diffusione avrà questo modello oltre i confini nazionali. «Non ci sono realtà a cui ci siamo ispirati, perchè non c’è nulla di simile a livello internazionale», spiega ancora Esposito, «tant’è vero che abbiamo ricevuto numerose richieste all’estero per aree interessanti e ricettive, ma dobbiamo prima consolidare l’organizzazione in Italia. È un lavoro nuovo per la gran parte delle aziende del settore, quindi riteniamo che ci vogliano almeno tre anni per parlare di esportazione del format».

di Elena Formia, edizione online, 19 aprile 2011


  • Il concept di Tobia Scarpa (con Knowcoo Design Group) per le sedi DO.it
  • Mario Esposito

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