Dna.Italia, «il primo market-place per la valorizzazione e gestione del patrimonio» ha chiuso la sua seconda edizione (3-5 novembre) al Lingotto con 5.834 visitatori. L’obiettivo era ambizioso: in un momento storico in cui la versatilità non è più un vezzo ma un’esigenza, i Beni culturali devono essere sì conservati, ma anche essere in grado di comunicare con la posterità, e di mantenersi da soli. La volontà forte è stata allora quella di «mettere in rete» gli operatori del settore a tutti i livelli, per facilitare contatti e interscambi: non solo tramite la mostra vera e propria, ma anche in maniera attiva, con l’allestimento di uno spazio b2b dove organizzare incontri diretti fra i partecipanti. L’evento torinese svela nel programma e nell’organizzazione la sua anima poliedrica: tre temi per tre giorni («Città tra storia e innovazione», «Beni immobili e mobili. Riqualificazione, tutela e gestione del patrimonio», «Paesaggio, verde e ambiente»), in un florilegio di conferenze e workshop incentrati sui vari aspetti della gestione del bene culturale, con la partecipazione di oltre 300 studiosi ed esperti.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)