
Per anni Bologna ci è stata trasmessa come il modello di una città ideale. Esso emerge tuttora ogni volta che ci s’interroga su «Bologna riparte» o sulla «Bologna che non è più…»: di questa città ha proliferato un’icona ordinata piuttosto che il dato reale. Bologna, però, non è affatto un modello statico. Anzi, essa è autenticamente moderna e dunque costruita su continue cesure, tra valori e istituti un tempo ritenuti insostituibili che stanno invece cambiando a una velocità alla quale l’impalcato normativo-burocratico non riesce a tener dietro. E così come parliamo di politiche familiari senza accorgerci che il concetto di famiglia è mutato, altrettanto continuiamo a costruire case senza riflettere sulle esigenze diverse del nostro nuovo abitare e trasformiamo in appartamenti borghesi la storica edilizia operaia della Bolognina, senza tenere in alcun conto la ricerca contemporanea. Solo dove questa ambiguità si scioglie è consentito all’architettura di esprimersi, e laddove ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)