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Lei non è il Re di Francia

Ma quale potere hanno gli architetti?

«I signori della mafia architettonica di New York» nella foto di Timothy Greenfield Sanders per la copertina di «Vanity Fair» dedicata al novantesimo compleanno di Philip Johnson nel 1997

Uno dei miei film preferiti è La fonte meravigliosa, il drammone di King Vidor tratto dal romanzo di Ayn Rand in cui Gary Gooper interpreta Howard Roark, un geniale architetto tormentato che ricorda, non troppo alla lontana, Frank Lloyd Wright, il quale avrebbe preferito far saltare il suo capolavoro con la dinamite piuttosto che vederlo compromesso. Il cattivo di turno è un critico d’architettura, il viscido e perfido Ellsworth Toohey, ritratto come uno che manda i pezzi dalla vasca da bagno, insidia il titolare sottraendogli i rubricisti di punta e istiga le masse contro Roark. Se solo noi critici avessimo tutto quel potere. Di certo gli architetti non lo hanno.Per necessità gli architetti devono avvicinarsi al potere, ma la realtà della loro situazione fa sempre sì che di rado lo raggiungano.La vera natura dell’architettura è l’essenza del patto tra chi detiene davvero il potere e chi fornisce ai potenti gli strumenti per affermarlo, difenderlo e propagandarlo.Costruire qualcosa di dimensioni audaci e sensazionali equivale a incapsulare il potere.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Deyan Sudjic, da Il Giornale dell'Architettura numero 100, dicembre 2011


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