
Torino. Dalla periferia industriale, buone notizie. Riapre la più conclusa, rifinita, spettacolare tra le residenze di corte che circondano l’ex prima capitale d’Italia. Stupinigi è un’architettura dalle molte qualità, non ultima quella di avere consentito, con la propria presenza, di preservare un cuneo di verde agricolo in una delle zone più densamente urbanizzate del Piemonte. La palazzina di caccia è infatti a meno di due chilometri in linea d’aria da Fiat Mirafiori, e durante il boom del dopoguerra ha sopportato il triplice assedio di vaste aree produttive (nei comuni di Nichelino, Beinasco, Drosso), sprawl suburbani (il più vicino, Borgaretto), strade trafficate (la tangenziale, la statale 23). Eppure, grazie a un misto di lungimiranza e fortuna, nel raggio visivo del cervo di Filippo Juvarra non si sono accumulate brutture, fino a che nel 1991 una legge ha tracciato i limiti dell’accerchiamento e ha istituito un parco regionale di 1.600 ettari su quattro comuni.
In quegli stessi anni la reggia settecentesca, dal 1919 sede di un crepuscolare Museo dell’arte e dell’ammobiliamento, era oggetto di un ambizioso programma di restauro degli architetti Roberto Gabetti & Aimaro Isola e di Maurizio Momo, ancora impegnati (tranne Gabetti, scomparso nel 2000) a dirigere i cantieri attuali. Un programma che dopo la revisione generale delle coperture era iniziato con il recupero delle scuderie; grazie alla disponibilità di questi spazi la palazzina si presentò a un traguardo importante, la Mostra del barocco del 1999 (era il centenario della Fiat), aperta a un vasto pubblico e con il piano nobile quasi interamente percorribile. Seguirono anni difficili di declino, per la proprietà soprattutto: l’Ordine Mauriziano commissariato, una Fondazione costituita per gestirne il patrimonio; chiusura dell’edificio al pubblico, persino furti di arredi poi recuperati.
Negli ultimi anni, la proprietà ha riunito intorno a un tavolo fondazioni bancarie e soprintendenze, che si sono suddivise i compiti e le aree d’intervento secondo un progetto generale di restauro che aggiorna le linee guida definite negli anni ottanta, e i cantieri sono ripartiti. La Soprintendenza ai beni artistici ha preso in carico il restauro degli apparati decorativi, di grande qualità, dell’appartamento progettato da Benedetto Alfieri nell’ala di levante: frastagliato labirinto di saloni, camere e cabinets, luminoso esempio dell’arte di distribuire tardo settecentesca. Altre forze e finanziamenti (Regione, Fondazione Crt, Soprintendenza ai beni architettonici) hanno lavorato tutto intorno, sui tetti come al piano seminterrato (che sarà reintegrato nel percorso di visita), nelle ali di collegamento e nella corte di entrata dove sono stati inaugurati a luglio i parterres, ricondotti a un essenziale disegno geometrico settecentesco. Il corpo centrale, intanto, è stato dotato di un impianto di riscaldamento sottopavimento.
A ottobre si prevede l’apertura e la presentazione delle stanze restaurate, con la visita anche di parte del corpo centrale. Premessa per un recupero integrale e un’apertura 365/365? Per il domani, nulla è dato per certo: le alterne vicende di fondazioni e banche, i budget degli enti pubblici impongono di essere ottimisti. E poi, molto è ancora da fare dentro le mura della palazzina e altrettanto all’esterno, dove attendono un intervento sia le facciate verso il parco, sia altri brani di nobilissima edilizia oltre il muro di cinta e già parte dell’immensa «commenda» agricola di Stupinigi (tra cui un castello del Quattrocento a rischio di crollo, seminascosto tra gli alberi a pochi passi dall’ala alfieriana). Il recupero del respiro territoriale del complesso è un’altra sfida, e conforta in questo senso l’impegno della Regione, che ha acquisito nel 2008 la maggior parte delle cascine poste sul viale di accesso con i relativi terreni (fino a possedere oltre il 70% dell’estensione attuale dell’area protetta), e che gestisce il parco, dove a luglio sono stati riaperti una serie di percorsi storici, le «rotte di caccia»; preludio alla chiusura della mega-rotatoria, cronicamente trafficata, che circonda la palazzina.