
Da giovedì a venerdì a Mendrisio il convegno «Lo spazio interno moderno come oggetto di salvaguardia» riflette sulle complesse modalità di tutela degli interni dell'architettura moderna e contemporanea. Le giornate di studio internazionali, organizzate nell'ambito del progetto Enciclopedia critica per il restauro e il riuso dell’architettura del XX secolo finanziato dalla Conferenza universitaria svizzera, sono a cura di Roberta Grignolo e Bruno Reichlin e si terranno all'Accademia di architettura - Università della Svizzera italiana a Mendrisio, Palazzo Canavée, aula C 3.89. Il programma delle giornate su http://www.docomomo.ch
Pubblichiamo su questo tema un articolo che riflette sui danni che potrebbero derivare dalla trasformazione prevista della casa di Mario Botta a Viganello dopo che a luglio di quest’anno il Comune di Lugano ha pubblicato una domanda di costruzione a firma dell’architetto Roberto Daverio di Mendrisio per conto di una holding di Lugano, con un progetto che modifica la casa stravolgendone alcune delle principali caratteristiche architettoniche. Si può aderire alla petizione inviando una mail una mail di sostegno all’indirizzo casadiviganello@gmail.com.
Colpito e (quasi) affondato! A rischio la casa di Mario Botta a Viganello.
In un suo testo del 1983 Pierluigi Nicolin derivava, dalla dozzina di architetture unifamiliari costruite da Mario Botta fino ad allora, una "descrizione conforme" delle case progettate dall'architetto ticinese: una casa di Botta è a tre piani, senza finestre, senza porte interne e dunque praticamente senza corridoi veri e propri, un oggetto nel paesaggio che aspira ad un rapporto diretto con il terreno, e così via… Ebbene sembra che l'architetto Roberto Daverio, autore di un progetto di trasformazione (presentato il 5 luglio presso il Municipio della città di Lugano) della casa progettata da Mario Botta a Viganello nel 1980-81, abbia preso i punti principali individuati da Nicolin e li abbia sistematicamente smontati, ad uno ad uno.
La loggia è un elemento fondamentale dell'impostazione tipologica e funzionale delle architetture unifamiliari di Mario Botta. Impiegata per la prima volta nella testata della casa a Cadenazzo (1970-71), dalla casa a Ligornetto (1975-76) si sposta nel centro dell'abitazione, diventando il fulcro attorno a cui si organizzano le diverse attività, distribuite su tre livelli. Così nelle case a Pregassona (1979-80), a Massagno (1979-81), a Viganello (1980-81) e a Morbio (1982-83), la loggia consente viste interne incrociate, rimandi tra uno spazio e l'altro e tra un piano e l'altro, affermando il carattere raccolto e introverso dell'abitazione; apre la casa alla valle inquadrando scorci del paesaggio godibili dall'interno, ma fungendo al contempo da filtro; costituisce la principale fonte di luce, garantendo un'illuminazione indiretta che smussa i contrasti. Se è per la prima volta a Massagno che ampie vetrate consentono di chiudere questo spazio-filtro, a Viganello Botta sembra assumere la grande serra centrale, che si prolunga sino alla copertura con un lucernario a volta, come tema progettuale. Materializzando un vero e proprio "modello ecologico", Botta mostra qui la via per creare spazi interni dal microclima controllato che invitano a trovare nuovi usi per gli spazi esterni coperti e per gli spazi interni che vi si affacciano. Nella casa a Viganello tutto sembra contribuire a rafforzare il tema della loggia. La facciata in blocchi di cemento, quasi completamente cieca, è bucata unicamente al centro: in basso per l'accesso, poco più in alto da una profonda apertura quadrata che ritaglia la loggia creando un forte chiaroscuro. Il percorso d'accesso, un sentiero che costeggia la casa e porta ad una piazzola circolare disposta in asse sotto l'edificio, rafforza l'effetto di massa della facciata e accentua così il contrasto con il vuoto della loggia stessa.
Ma l'architetto incaricato del progetto di trasformazione non sembra aver colto queste "raffinatezze" per amanti dell'architettura. La creazione di una terrazza al livello del piano terreno e di un sentiero laterale modificherà drasticamente l'attacco a terra dell'edificio, l'accesso alla casa e con esso anche il "rito d'entrata" pensato da Botta. L'apertura di nuove finestre nella facciata principale annullerà l'effetto di massa della casa e cancellerà al contempo l'attento lavoro di controllo delle visuali che è alla base di tutte le case unifamiliari di Botta, dalla casa a Riva San Vitale (1971-73) in poi. Ma il colpo di grazia è quello inferto alla loggia. L'inserimento della scala nello spazio originariamente vuoto – tra l'altro di una scala dalle forme estranee al linguaggio bottiano di quegli anni – e la divisione della loggia in fette orizzontali con l'aggiunta di solette ad ogni piano, annulla ogni dialogo tra le parti della casa che prima vi si affacciavano. La spazialità originaria della casa ne risulta stravolta: da casa rivolta verso se stessa, verso la loggia protetta che crea una tensione tra le due parti dell'abitazione, si trasforma in una casa rivolta verso l'esterno in modo indifferenziato; inoltre l'inserimento di nuove tramezzature frantuma lo spazio fluido interno, pensato senza porte e senza corridoi per legare tra loro gli ambienti.
Come ha ben notato Nicolin, le case unifamiliari costruite da Botta negli anni '80 sembrano progettate a partire dall'idea deleuziana della "répétition différente". Esiste una "formula-base" che viene ripetuta, ogni volta arricchita da nuove soluzioni declinate in modo differente. È per questo che suoi edifici sono così riconoscibili. Così si potrebbe argomentare che una delle opere di Botta che ha avuto maggiore influenza sull'architettura contemporanea svizzera – e non solo – è costituita in realtà da un insieme di opere: le case unifamiliari degli anni '70-'80, costruite come una serie di variazioni su un tema. Il modo con cui Botta concepisce le sue case sembra in effetti rimandare alla méthode des variations, adottata da Max Bill nel campo della pittura con le sue Quinze variations sur un même thème del 1938. È attraverso variazioni e trasformazioni a partire da uno stesso tema che Bill consente allo spettatore di apprezzare il principio ordinatore sottostante e di comprendere e seguire il suo processo progettuale, con evidenti intenti pedagogici. Così, assumendo la casa unifamiliare come tema di base, Botta sembra esplorare sistematicamente tutte le variazioni offerte dalle figure che si è dato: la loggia, il muro, l'attacco a terra, ecc. Le case che risultano da questa esplorazione sono così legate l'una all'altra da rimandi continui e permettono di ricostruire una sorta di evoluzione tipologica delle abitazioni unifamiliari di Botta. Perdere una di queste case equivale a perdere un tassello importante della genealogia e riduce di molto l'importanza di questa opera plurima. Se una di queste case viene stravolta, non è solo questa a perdersi, ma è tutto l'insieme – tutte le case di Botta – a subire un impoverimento."