
La notizia della morte di Othmar Barth ci ha raggiunti durante una conferenza sul Masterplan di Bolzano nella sala rotonda del Centro pastorale (cfr. l’articolo a pag. 25), il luogo più importante di uno dei suoi progetti più importanti. Il minuto di silenzio che è seguito è stato impressionante: la sala era piena di architetti e politici che, in piedi, hanno improvvisamente smesso di parlare di architettura e di urbanistica. In questo minuto ho osservato nuovamente la quadratura del solaio di questa sala rotonda e come gli angoli del quadrato si congiungono al cerchio. Già prima, quando il discorso sul masterplan stava perdendo un po’ di mordente, questo solaio mi «distraeva», affascinava e ridava fiducia nell’architettura. Dopo si è continuato come prima. Spesso mi meraviglio del perché l’uomo, e l’architetto, imparino così poco dalla storia. Dai lavori di Barth possiamo leggere sempre una certa onestà e il piacere di progettare, cercare e trovare una soluzione, una regola, una forma e un senso per un problema e per un luogo specifico.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)