
È il sistema distributivo principale il segno progettuale che maggiormente colpisce al primo contatto con il Museo del Novecento. Una passeggiata in forma di percorso a spirale, ascesa mistica e profana verso l’arte: «Memoria giovanile», secondo Italo Rota, «dei Musei Vaticani resa qui estroversa». Un grande corpo scultoreo, inaspettata presenza intorno cui risale una rampa che nasce dal piano ipogeo (collegato alla metropolitana), occupa il volume della torre dell’Arengario e raccorda le biglietterie al piano terra con l’ingresso delle sale espositive, situato al primo piano, verso la manica lunga d’addizione fascista del complesso storico di Palazzo Reale, mai completata a causa della guerra.A differenti quote s’incontrano le strutture di servizio (bookshop, caffetteria e ristorante, dagli ambienti decorati secondo stilemi novecentisti), parti integranti del sistema museale, ma volutamente indipendenti, e soprattutto le prime emozionanti presenze artistiche: i «Bagnanti» di De Chirico (che riemergono dalle ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)