La 12.Mostra di Architettura della Biennale di Venezia ci offre l’occasione per alcune brevi e personali riflessioni critiche. Il titolo-tema «People meet in architecture» proposto dalla curatrice Kazuio Sejima, evanescente e inclusivo, è stato prevedibilmente interpretato dai diversi architetti invitati con grande, se non troppa, libertà. Il risultato, ancora una volta, delude in parte chi dalla rassegna veneziana, forse ingenuamente, si aspettava un’ampia informazione su ciò che di nuovo accade nel mondo dell’architettura. La mostra principale è piuttosto tagliata sugli interessi di Sejima, sul lavoro suo e del suo studio, sempre di straordinaria qualità, sui personaggi che le sono creativamente affini. Manca la maggior parte delle star internazionali (a eccezione di Toyo Ito, che espone uno sperimentale progetto corredato da un dettagliatissimo esecutivo, e di Rem Koolhaas, che vince, meritatamente, il Leone d’Oro alla carriera e porta in mostra un’inaspettata lezione sul recupero dell’esistente); pochissimi gli italiani (Andrea Branzi, Aldo Cibic, Renzo Piano); due gli omaggi ai da tempo scomparsi Lina Bo Bardi e Cedric Price.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)