
MILANO. Che i sismografi dei nuovi linguaggi non siano i progettisti ma filosofi, antropologi, scienziati e letterati vari, che poco o nulla hanno a che fare con il mondo del progetto, è dato ormai notorio. Nell’Ottocento, ad esempio, artisti e pensatori, dallo scultore Horatio Greenough allo scrittore Henry David Thoreau, a filosofi e predicatori quali Ralph Waldo Emerson, William Ellery Channing o Horace Bushnell per citarne alcuni, ebbero negli Stati Uniti un’influenza determinante nella definizione della forma urbana e di invenzioni tipologiche fondamentali come il grattacielo. Che dire poi di correnti come il funzionalismo che, mutuato dagli studi settecenteschi del gesuita Carlo Lodoli, ha segnato il corso dell’intero Novecento, o del decostruttivismo, «saccheggiato» dagli scritti di Jacques Derrida e applicato con alterne fortune a edifici e oggetti al punto da costringere il filosofo francese a dedicarvi il saggio Adesso l’architettura?Non sorprende, dunque, che la lectio di Serge Latouche alla Nuova ...
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