
PORDENONE. «Probabilmente scultura»: così, accanto a metallurgia e pittura, Harry Bertoia nel 1937 indicava le proprie preferenze per le materie da seguire alla Cranbrook Art School. Come precisa Marco Minuz, che ha coadiuvato Gilberto Ganzer, curatore della mostra da poco inaugurata, è questa «la prima testimonianza cartacea della passione per il disegno e per la pittura che animava Bertoia», discipline però già da lui sperimentate in terra italiana, prima di emigrare con il padre. Dopo il convegno di studi preparatorio e le anticipazioni dello scorso anno presso la casa avita nel paese natale («Il Giornale dell’Architettura», n. 65, settembre 2008, p. 41), dedicate alla ricollocazione di Bertoia nel territorio, ecco ora la mostra, che si sviluppa in due diverse sedi in centro città.Di Bertoia generalmente non si conosce molto oltre la celeberrima «Diamond Chair» (Knoll). È forse questa l’aspettativa maggiore, per chi si interessa di design, rispetto alla mostra pordenonese: che cosa si trova dietro, prima ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)