In qualità di senior fellow del Center for Advanced Study in the Visual Arts della National Gallery of Art di Washington, durante la primavera del 2004 ho avuto l’opportunità di seguire, con sconcerto dal mio ufficio, la costruzione del futuro Smithsonian’s National Museum of the American Indian (Nmai). Inutile dire che non avevo particolare interesse a visitarlo, una volta ultimato. Quando ho dovuto farlo per scrivere questo articolo, ho appurato che i miei peggiori timori erano fondati. Affacciato sul Mall, di fronte alla cupola della sede del Congresso, che s’ispira a San Pietro (che fu, come sappiamo, in parte finanziata con i gioielli d’oro fusi degli Inca), è coronato da una cupola che ricorda invece quella del Pantheon dell’antica Roma e che ha involontariamente apposto per sempre il marchio eurocentrico sulle culture che il museo finge goffamente di commemorare.Dopo essere stati vittime per cinque secoli del più vasto genocidio della storia umana ed essere stati rinchiusi nelle terre aride delle riserve, ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)